Modigliani Genova
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Il percorso della Mostra

Mostra Modigliani Genova

Dedo e Modì

Il bellissimo e fragile Amedeo, che da bambino a Livorno tutti chiamano Dedo; il pittore sgualcito e inimitabile che si ubriaca nei caffè di Montparnasse, dal cognome italiano troppo lungo, abbreviato in Modì. Affascinato dall’occulto, Modigliani non poteva non leggervi un segno del destino: la pronuncia in francese è identica a “maudit”, maledetto. La vita breve di Modigliani scorre troppo in fretta, si consuma febbrile sullo scenario di una Parigi inquieta, tra le geniali proposte delle avanguardie artistiche e le cannonate della Grande Berta, il terribile cannone tedesco che spara dal fronte della Prima Guerra Mondiale. La mostra si dipana tra i luoghi, le passioni, le ricerche, gli amici, gli eccessi e i capolavori di un artista che sembra non avere né maestri né seguaci: pare isolato dal suo stesso limpido stile, esclusivo e inconfondibile, che si esprime in ritratti e nudi femminili, sempre comunque in figure solitarie, immobili, di struggente purezza. Il tracciato biografico si intreccia con i temi dell’arte di Modigliani, cercando di restituire le atmosfere del suo tempo: ma intanto, nelle sale, si affacciano le figure che hanno segnato gli anni parigini del pittore. Presenze intense, eppure insieme evanescenti: belle e inafferrabili, come il mistero di un artista grande e sfortunato.

Mostra Modigliani Genova

Un ragazzo toscano

Nato a Livorno nel 1884, Modigliani appartiene a una famiglia ben inserita nella storica comunità ebraica locale. La madre, Eugenia Garsin, di origine francese, è la figura determinante nell’infanzia e nell’adolescenza del pittore. Colta e sensibile, tiene un diario di famiglia che ci offre preziosi dettagli sui primi anni di vita di “Dedo”. Amedeo mostra fin da bambino il talento per la pittura, ma anche gravi problemi fisici, soprattutto le ripetute pleuriti che la madre cerca di curare portandolo al caldo di Napoli e in vari centri termali. Eugenia registra senza scomporsi i risultati scolastici mediocri del figlio, e lo indirizza senza esitazione verso lo studio della pittura. L’adolescente Modigliani si forma nella recente tradizione livornese dei macchiaioli (l’ormai anziano Fattori esprime verso di lui parole di profetico elogio), poi prosegue verso i centri della grande tradizione artistica italiana: a diciotto anni frequenta la scuola di nudo a Firenze, poi i corsi dell’Istituto di Belle Arti di Venezia. Nel 1906 raggiunge per la prima volta a Parigi. Come Matisse e Picasso, anche il giovane Modigliani è colpito dalla pittura di Cézanne: la colonia di artisti italiani presenti a Parigi lo mette in contatto con un ambiente di straordinaria vitalità. Modigliani torna brevemente in Italia, ma la sua decisione è presa. Dal 1909 Modigliani si trasferisce a Parigi. E Dedo diventa Modì.

Tra scultura e pittura

A Parigi Modigliani abita in una singolare comunità di artisti: un edificio chiamato "Ruche" (l'Alveare), ai margini del quartiere di Montparnasse. Realizzato assemblando parti dei padiglioni smontati dopo l’esposizione universale dell’anno 1900, il palazzo ospitava economici alloggi e atelier per artisti. Modigliani condivide la residenza con una cosmopolita comunità di artisti internazionali. Inevitabili luoghi di incontro sono i caffè della zona, come La Rotonde e la Cloiserie des Lilas. Fra grandi bevute e interminabili discussioni sull’arte nascono gruppi, movimenti, idee. In questo continuo rapporto con artisti, letterati, modelle, galleristi e mercanti d’arte, Modigliani segue un percorso autonomo. E’ affascinato soprattutto dalla scultura africana, dal segno nervoso di Toulouse Lautrec e dalle opere sorprendenti dello scultore romeno Brancusi; sente di volersi esprimere soprattutto attraverso la scultura. Tra il 1910 e il 1914 Modigliani disegna bozzetti di volti e sinuose figure: il suo tratto grafico è sempre più sicuro, ma realizza solo un numero limitato di sculture in pietra. Non è troppo soddisfatto dei risultati: la fatica del lavoro con lo scalpello e la polvere della pietra inalata peggiorano decisamente la situazione dei suoi polmoni, minati dalla tubercolosi.

Gli amici parigini

Pur consapevole di discendere dalla tradizione artistica italiana, che da secoli traduce i sentimenti e le emozioni in linee e colori, Modigliani è ora inserito nella vita artistica parigina. Molti suoi ritratti sono dedicati a colleghi artisti, ai mercanti d’arte, ai letterati e alle affascinanti figure di donne (poetesse, pittrici, cantanti, modelle) che ruotano intorno ai due poli d’attrazione delle avanguardie: i quartieri di Montparnasse e di Montmartre, tra di atelier di pittori e locali serali. Insieme a movimenti consolidati come i fauves e i cubisti, si delinea la cosiddetta "École de Paris", la scuola di Parigi, una definizione generica che raggruppa artisti molto diversi per stile e temperamento. Al pari dell’effervescente Picasso, Modigliani è un protagonista di questa scena in perpetuo movimento, animato da personaggi provenienti da nazioni diverse. Numerosi sono gli ebrei provenienti dall’Est, come Soutine e Kisling, i migliori amici di Modigliani. Il poeta Jean Cocteau ha lasciato una testimonianza appassionata di quegli anni, non solo attraverso gli scritti ma anche grazie ad alcune memorabili istantanee. Lo scenario delle avanguardie verrà incrinato dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale e dalla partenza di alcuni artisti per il fronte.

Il nudo: esercizi di sensualità

I grandi nudi femminili di Modigliani sono una pagina fondamentale nell’arte del primo Novecento. Sollecitato dal gallerista di origine polacca Leopold Zborowski, che dal 1916 gli offre un appoggio costante e sicuro, Modigliani disegna e dipinge una serie di nudi femminili, per lo più in posizione distesa. Esposti in una mostra alla fine del 1917, i disegni e i dipinti di nudo suscitarono un celebre scandalo, ritenuti oltraggiosi e volgari. Modigliani segue i contorni dei corpi femminili con l’ineguagliabile finezza del disegno di storica matrice toscana, lasciando emergere una sensualità istintiva, lontanissima tanto dal tormentato erotismo evocato negli stessi anni da Egon Schiele quanto dalle grevi allegorie mitologiche o orientaleggianti care al gusto borghese della Belle Époque. Pur attraverso tratti semplificati che ricordano l’esperienza della scultura, Modigliani presenta la bellezza del corpo femminile senza inibizioni, in modo diretto: nei dipinti, il colore rosso acceso accentua la sensualità.

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Moïse Kisling

Questa sala è dedicata alla storia di una amicizia: quella che ha legato Modigliani a Moïse Kisling. Nato in Polonia nel 1891, Kisling si trasferisce a Parigi nel 1910, e si immerge nella comunità artistica di Montparnasse. E’ una figura inconfondibile: vivace, piccolo di statura, con il volto largo incorniciato dai capelli a frangetta. Kisling è in contatto con i cubisti e poi con i surrealisti, ma il suo punto di riferimento resta Modigliani, con cui per un certo periodo condivide anche lo studio. Modigliani lo ritrae più volte, gli dona anche alcune opere, e si diverte a dipingere alcuni dettagli all’interno delle tele di Kisling. Tuttavia, il loro stile resta ben distinto. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale Kisling si arruola come volontario nella Legione Straniera: ferito gravemente al petto durante la terribile battaglia della Somme, viene decorato e riceve la cittadinanza francese. Alla morte di Modigliani, nel gennaio del 1920, Kisling si occupa di tutto. Realizza un calco del volto dell’amico appena deceduto, avvisa i parenti italiani del pittore, organizza esequie "degne di un principe", pronuncia l’elogio funebre e si prende anche cura della piccola Jeanne, la figlia di Modigliani e di Jeanne Hébuterne, rimasta orfana.

Anna Zborowska e Beatrice Hastings

Ci sono rimasti in tutto circa trecento dipinti di Modigliani. Una ampia maggioranza di loro presentano volti di donne: bambine, ragazze, giovani, sempre in un sottile equilibrio tra la realtà fisica e psicologica dei personaggi e una purissima, quasi astratta, definizione lineare. Insieme alle modelle professioniste, passano davanti al pennello di Modigliani le donne che hanno lasciato una traccia profonda nella sua vita, come la avventurosa giornalista inglese Beatrice Hastings, con cui il pittore ha una lunga e burrascosa relazione, e Hanka, la moglie del gallerista e mecenate Leopold Zborowski, punto di riferimento nell’esistenza di Modigliani dal 1917 in poi. Anche nel caso di persone ben conosciute, Modigliani non propone mai ritratti realistici, di taglio fotografico. Tra le caratteristiche più frequenti si notano gli occhi senza pupille, lievemente asimmetrici, che producono un’espressione particolarmente intensa, indecifrabile ed enigmatica. L’inconfondibile allungamento delle figure (i colli di Modigliani sono proverbiali) conferisce alle due donne un tono di eleganza solitaria.

"Dipingere una donna è possederla"

Secondo le testimonianze degli amici, quando Modigliani dipingeva una donna non poteva essere disturbato per nessun motivo. Modigliani affermava: “la bellezza è un dovere doloroso”, alludendo al desiderio di andare oltre l’aspetto esteriore, e raggiungere l’anima della persona raffigurata, in un dialogo profondo di sensibilità e di affetti. Gli sfondi prevalentemente neutri, semplici toni di colore privi di elementi di ambiente, collocano le figure fuori da uno spazio definito, in una dimensione idealizzata. La frequente forma ovale dei volti accomuna i dipinti e le sculture dell’artista, mentre il disegno estremamente stilizzato e bidimensionale del naso può ricordare le maschere tribali africane e le composizioni cubiste di Picasso, ma sempre con la radice profonda del disegno toscano, dal Trecento in poi. Una identità stilistica a cui Modigliani, fino all’ultimo, non ha mai rinunciato. Gli amici ricordano che declamava a memoria i versi di Dante, e il poeta André Salmon aggiunge: "quella forma eccelsa che sempre dipingevi/ intatta ha seguito la sua essenza, Modigliani!/... il Duomo di Firenze si specchiava sulla Senna".

L’angelo e il desiderio

Il percorso si conclude con due meravigliosi dipinti e con il ricordo dell’ultima donna amata da Modigliani, in un legame estremo, appassionato e tragico. Nel 1917 Modigliani conosce la diciannovenne Jeanne Hébuterne, studentessa di pittura, che nonostante la forte opposizione della famiglia, sarà la compagna del pittore negli ultimi anni di vita. Il 22 gennaio 1920 Modigliani viene ricoverato in stato di incoscienza all’Hôpital de la Charité, dove muore due giorni più tardi. Il giorno seguente Jeanne, incinta del secondo figlio, si uccide gettandosi dalla finestra del quinto piano. Il funerale di Jeanne e Amedeo, a cui partecipano gli amici più cari e molti abitanti di Montparnasse, è la fine di un’epoca irripetibile. Solo dopo diversi anni i parenti Hébuterne hanno acconsentito che Amedeo e Jeanne fossero sepolti insieme nel cimitero parigino di Pére Lachaise, sotto una lapide scritta in italiano. L’ultima parola, in questa mostra, va lasciata a Jeanne Modigliani. Figlia del pittore e di Jeanne Hébuterne, nata a Nizza nel novembre del 1918, aveva poco più di un anno al tempo della morte dei suoi genitori. Affidata alla nonna Eugenia Garsin, Jeanne ha raccolto in pubblicazioni e ricerche le memorie di famiglia, dedicandosi alla riabilitazione della figura del padre dalla “leggenda nera” dell’artista maledetto, fatta di droga, di alcool, di autodistruzione: "Certo, Modigliani può aver rischiato la follia, può aver cercato l’eccesso, ma è la sua opera che va giudicata. E la sua opera dice che Modigliani è una pietra miliare dell’arte del Novecento, un artista senza seguito, unico nella sua maniera di essere. Unico e grande".

Mostra promossa da

Comune di Genova

Prodotta e organizzata da

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Sponsor istituzionale della
Fondazione Palazzo Ducale

IREN

Partecipanti alla Fondazione Palazzo Ducale

Compagnia di SanPaolo   Fondazione CARIGE   Genova, Palazzo Ducale   Genova, Palazzo Ducale

Sponsor attività didattiche
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COOP